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PE-n1703-ReMagi-Milano-mm - Il brano esplora l'intricata storia e le diverse leggende relative ai Re Magi, in particolare il dibattito sulla vera ubicazione dei loro resti e l'evoluzione del loro culto a Milano.
PE-n1704-ReMagi-Milano-mm - L'uno ebbe nome Baltasar, l'altro Melchior e l'altro Guaspar.
PE-n1705-ReMagi-Milano-mm - Il brano esplora l'affascinante e complesso legame tra Milano e i Re Magi, analizzando il mistero delle reliquie e le diverse narrazioni sulla loro sepoltura
PE-n1706-ReMagi-Milano.mm - Abbiamo un resoconto interessante che mette insieme tradizioni diverse e testimonianze a volte contrastanti
PE-n1686-Eustorgio4.mp3 - originale proprio della puntata 4
PE-n1703-ReMagi-Milano-mm - Il brano esplora l'intricata storia e le diverse leggende relative ai Re Magi, in particolare il dibattito sulla vera ubicazione dei loro resti e l'evoluzione del loro culto a Milano.
Il brano esplora l'intricata storia e le diverse leggende relative ai Re Magi, in particolare il dibattito sulla vera ubicazione dei loro resti e l'evoluzione del loro culto a Milano. Vengono presentate due principali narrazioni: la tradizione orientale che afferma che le salme non lasciarono mai l'Oriente, con specifiche sepolture in Iran e Turchia, e l'ipotesi che le reliquie conservate a Milano, poi traslate a Colonia, fossero in realtà i corpi di tre martiri milanesi scambiati per i Magi durante il tumultuoso periodo dell'assedio del Barbarossa. Il testo enfatizza il profondo e duraturo culto milanese, rinvigorito dal furto delle reliquie nel XII secolo e culminato nella creazione della scenografica Processione dei Magi, iniziata nel 1336 dai Domenicani di Sant'Eustorgio, che divenne una tradizione annuale e sfarzosa. Infine, viene documentato come i nomi tradizionali dei Magi—Gaspare, Melchiorre e Baldassarre—sostituirono i precedenti nomi milanesi (Dionigi, Rustico ed Eleuterio) e furono imposti ai bambini, a testimonianza della loro radicata venerazione fino al XVIII secolo.
PE-n1704-ReMagi-Milano-mm - L'uno ebbe nome Baltasar, l'altro Melchior e l'altro Guaspar.
San Eustorgio a Milano e i tre remagi, tradizioni e leggende. Ma quelle che erano conservate a Milano poi furono traslate a Colonia, dove ancora oggi si trovano, erano veramente le salme dei Treerm Magi. Secondo i cristiani di Oriente che lo sostennero per secoli e secoli, le salme dei tre remagi dal giorno della loro morte Non lasciarono mai l'Oriente. I Nestoriani sostengono che i colpi di Melchior e Baldassare furono sepolti a Umia in Iran, mentre quello di Caspari venne seppellito a MOC, già territorio dell'Armenia, oggi parte della Turchia. Ci fu poi la suggestiva testimonianza di Marco Polo. Nel Milione il lungo racconto che gli dettò al pisano Rustichello, con il quale fermò la storia del suo incredibile viaggio in Oriente, iniziato nell'autunno dell'anno8, Marco Polo ci offrì un'altra indicazione del luogo della sepoltura dei Magi. Fu durante il viaggio attraverso il Canato Ianide, che grande viaggiatore proveniente dal Tabrit percorrendo la via Carlovaniera che attraverso Yads conduce a Ormut, passò da una città chiamata Sava, l'odierna Savec, a 80 km circa da Teran. La città era nota nell'antichità, poiché vi si trovava la più importante biblioteca persiana, poi distrutta dai Mongoli. Da qui, dice il Migione, i tre re sarebbero partiti per recarsi a Betlemme ad adorare Gesù. In quella città è sono seppelliti gli magi in una bella sepoltura e sonvi ancora tutti interi e coi capelli. L'uno ebbe nome Baltasar, l'altro Melchior e l'altro Guaspar. Mister Marco domandò più volte in quella città di quei tre re. Ognuno gli ne seppe dire nulla se non che erano tre resse seppellite anticamente e andando tre giornate trovarono un castello chiamato Galasaka, cioè a dire in francese castello degli oratori del fuoco. Gli uomini di quel castello dicono che anticamente tre re di quella contrada andarono ad adorare un profeta, lo quale era nato e portato Tre offerte. Oro per sapere se era Signore terreno, incenso per sapere se era Dio, mirra per sapere se era eternale. Madeline Felix in una sua recente pubblicazione edita a Milano intitolata I remagi sulla scorta di alcune cronache redatte da monaci. L'inglese Guglielmo dei Newborn e francese Robert della Torign, contemporanea all'anne dell'assedio del Barbarossa e della distruzione della città giunse a una personale considerazione. Ella pensa che durante quegli anni turbolenti furono scambiati per le spoglie dai magi le salme di tre martiri milanesi trovati nella necropoli cristiano di Santo Storgio. Al momento del loro ritrovamento Tre cadaveri che parte si fossero molto ben conservate grazie a speciali ongenti erano legati insieme da un unico cerchio d'oro e ciò fece pensare a chi gli rinvenne che si trattasse dei tre ramagi. Il fulto delle relique dei re Magi da parte del Barbarosa e del suo fido cancelliere fu una delle più grandi omiliazioni inflitte ai milanesi in quei tristi giorni. del X secolo. La reazione immediata a questo furto fu il rinvigorimento del culto dei magi che, pur presentando in taluni periodi dei grandi cali, tornò a infiammarsi a Milano nell'alto Medioevo, rinnovato dai domenicani che leggevano la Basilica di Sant'Austorgio. E nella parte anteriore del sarcofago venne aperta una piccola finestra. Attraverso di essa i fedeli che venivano in pellegrinaggio depositavano i loro ci come se le relique fossero ancora lì. Il giorno dell'Epifania dell'anno 1336, sotto la signoria di Azzone Visconti, tutta Milano scese per le strade e le piazze per seguire per la prima volta una scenografia scenografica processione che fu ricostruitiva. con splendidi costumi ai tanti e ai tanti personaggi. L'andata a Betlemme dei remagi guidati da una stella fissata in cima a unasta.
Con tutta la suggezione degli antichi drammi sacri, la processione ideata dai domenicani di Sant'Eustorgio incantò e commosse il popolo di Milano che aveva sempre nel cuore i suoi amati e perduti magi. La gioia e la sorpresa per questa sacra rappresentazione furono tali che il rito fu ripetuto anche l'anno seguente e divenne una tradizione sempre rispettata di anno in anno e anche nei secoli successivi. Il corteo dei magi in quella lontana Epifania del X secolo partì dalla Basilica di Santa Maria delle Grazie. Tre personaggi vestiti sontuosamente da Magi attraversarono la città fra due ali di folla commossa e giunti alle colonne di San Lorenzo, dove era stata ricostruita la reggia di Gerusalemme, i magi incontrarono il reode. Un viaggio riprese, continuò fino a Santo Austorgio, dove accanto all'alt maggiore era stata allestita una grande grotta di Betlemme e dove avvenne l'adorazione. Quindi i magi cadero in un profondo sonno e mentre dormivano fece la sua apparizione un angelo per dire loro in sogno di non ritornare alle colonne di San Lorenzo, dovera la reggia, ma di proseguire il viaggio attraverso la strada di Porta Romana. Di secolo in secolo la rappresentazione si fece sempre più sfarzosa e scenografica fino a rappresentare anche scimmie e cammelli e centinaia di comparse. sempre riccamente abbigliate. Sembra che a Milano i Magi cominciassero ad essere chiamati con loro nomi tradizionali di Gaspare, Melchiorre, Bal d' Dassarre, solo a partire dal X secolo, come testimonierebbe una non ben precisata cronaca anonima, sempre citata nelle opere che riguardano la storia dei magi, ma con estrema vagezza di dati biblici. geografici. Prima di questa data e senza che se ne possano spiegare le ragioni a Milano i magi venivano chiamati Dionigi rustico eduterio. La cosa non deve stupire. Anche altrove avvenne spesso qualcosa di simile e immagi vennero dati vari nomi, anche diversi da quelli notoriamente suggeriti dalla tradizione. E dal Xo secolo in poi a prova di quanto fosse il culto che i magi milanesi professarono per i tre re, i nomi tradizionali dei maggi cominciarono ad essere sempre più frequentemente imposti ai bambini milanesi, consuetudine che perdurò fino ai primi decenni del X secolo. Una schieta testimonianza fra le tante di questo uso tipicamente ambrosiano ci viene fornita dai nomi nei membri della famiglia depoita Carlo Porta. Il Porta che nacque a Milano nel 1775 ebbe imposti i nomi di Carlo, Antonio, Melchiorri e Filippo. Il poeta ebbe due fratelli. Il primo nato nel 176 e fu battezzato con il nome di Baldassarri. Il secondo, nato nel 1770, venne dato il nome di Gaspare. Nei loro nomi tre fratelli Completavano così la triade dei magi, prova evidente di come in quei decenni di fine 700 i mitici sovrani fossero ancora molto venerati e considerati in Milano.
PE-n1705-ReMagi-Milano-mm - Il brano esplora l'affascinante e complesso legame tra Milano e i Re Magi, analizzando il mistero delle reliquie e le diverse narrazioni sulla loro sepoltura
Il brano esplora l'affascinante e complesso legame tra Milano e i Re Magi, analizzando il mistero delle reliquie e le diverse narrazioni sulla loro sepoltura. La discussione mette in luce la tradizione occidentale, secondo cui i corpi furono trafugati da Milano a Colonia per opera di Federico Barbarossa nel XII secolo, contrapponendola alle antiche fonti orientali (come quelle nestoriane) e alla testimonianza di Marco Polo, che localizzano i sepolcri in Persia. Un'ipotesi cruciale suggerisce che l'oggetto del furto milanese non fossero i Magi originali, ma le spoglie di tre martiri locali scambiate in un momento di caos. Nonostante il trauma della spoliazione, il culto non solo sopravvisse ma si rafforzò, come testimoniato dalla devozione davanti al sarcofago vuoto e dalla grandiosa processione dell'Epifania del 1336, trasformando la storia dei Magi in un potente simbolo di identità civica milanese, radicato persino nell'onomastica familiare (come nel caso dei fratelli Porta).
PE-n1706-ReMagi-Milano.mm - Abbiamo un resoconto interessante che mette insieme tradizioni diverse e testimonianze a volte contrastanti
Benvenuti alla nostra esplorazione di oggi. Ci addentriamo in una storia davvero affascinante, quella che lega Milano ai Remagi. Un incredibile intreccio di storia, leggenda, fede e tanta devozione popolare, direi secolare.
Esatto. Abbiamo un resoconto interessante che mette insieme tradizioni diverse e testimonianze a volte contrastanti. E la domanda centrale che ci guida è: "Ma cosa c'è di vero, di storico dietro queste reliquie dei magi che per secoli sono state associate proprio a Milano e di conseguenza dove potrebbero essere sepolte? Davvero le tracce portano in direzioni molto molto diverse. È una vicenda che cattura, secondo me, proprio perché mescola tanti piani. La fede, certo, il fascino della leggenda pura, ma anche eventi storici enormi, come il famoso furto delle reliquie attribuito a Federico Barbarossa. Un momento chiave.
Sì. E poi tutte le tradizioni popolari milanesi che si sono radicate fortissimo. Insomma, seguiremo questo filo. Un percorso tra secoli di credenze, narrazioni, a volte anche contraddizioni.
Un vero viaggio nel tempo e nella fede.
Perfetto. Allora, iniziamo a dipanare questa matassa. Il nostro obiettivo qui è proprio analizzare le diverse versioni sulla sepoltura dei magi che emergono dal materiale che abbiamo, cercare di capire questo mistero delle reliquie milanesi e la natura di questo legame così così tenace tra i magi e la città.
Allora, partiamo da Milano, ovviamente, la basilica di Santestorgio. La tradizione la indica come il luogo dove erano custodite le reliquie dei magi.
Prima che finissero Colonia nel X secolo. Sì, quella è la versione, diciamo, più nota qui in Occidente.
Esatto. Ma il materiale che stiamo analizzando mette subito un, come dire, un paletto, solleva un dubbio basato su tradizioni orientali molto antiche. E sì, la domanda è: erano davvero i corpi dei magi, quelli arrivati a Milano e poi trafugati? Proprio qui la storia inizia a biforcarsi in modo netto. C'è la prospettiva dei cristiani d'Oriente, in particolare Estoriani, un'antica e importante corrente del cristianismo orientale. Sì, ecco, la loro visione è radicalmente diversa. Le loro fonti, a quanto pare, sostengono con forza che le salme dei magi non abbiano mai lasciato l'Oriente.
Proprio così. E indicano anche dei luoghi precisi. Eh, Melchiorre e Baldassarre sarebbero sepolti a Urmia, che oggi è in Iran, mentre Gaspare, Gaspare in un'antica regione armena chiamata Moch, che oggi si trova in Turchia, quindi capisci un quadro completamente diverso che contrasta frontalmente con tutta la narrazione occidentale che passa per Costantinopoli, Milano, Colonia.
È interessante però che queste tradizioni orientali, pur essendo antiche qui da noi, siano beh, meno conosciute, no?
Eh, decisamente meno.
Il resoconto suggerisce un perché, cioè è solo la solita storia dei vincitori che impongono la loro versione.
Il testo non entra proprio nel dettaglio del perché una versione abbia prevalso sull'altra qui da noi, ma implicitamente sì. solleva la questione del peso delle tradizioni locali e diciamolo, anche della politica.
Ah, certo.
Avere reliquie così importanti o presunte tali nel medievo europeo aveva un valore simbolico, politico, economico enorme. Quindi è plausibile che la versione legata a Milano e poi a Colonia abbia avuto più cassa di risonanza, più supporto istituzionale qui, finendo per mettere un po' in ombra le altre narrazioni, quelle orientali.
Esatto. Una sorta di selezione narrativa, forse.
E come Se non bastassero queste due versioni così distanti, si aggiunge la testimonianza di un viaggiatore, bee d'eccezione. Qui le cose si fanno davvero intriganti.
Ah, stai parlando di Marco Polo, immagino.
Proprio lui, nel suo miglione, durante il viaggio in Persia, nel Canato Il Canide, Polo passa per Save, che oggi è Savè, non lontanissimo da Teiran, circa 80 km. Sì.
E cosa scrive di aver visto lì? Niente meno che la sepoltura dei magi.
Sì. E i dettagli che fornisce Polo sono Sono vividi, quasi tangibili. Descrive la sepoltura come bella e poi dice una cosa notevole. Afferma che i corpi erano ancora tutti interi e coi capelli.
Interi coi capelli dopo secoli. Sembra Beh, sembra un po' troppo, no? Anche per un racconto medievale, eh? Un dettaglio che colpisce. Certo. Poi lo riporta anche i nomi: Baltzar, Melchior e Gaspar, molto simili ai nostri, quasi identici.
Però aggiunge una nota curiosa. Dice che chiedendo alla gente del posto scopre che sapevano solo che lì erano sepolti tre re anticamente senza conoscerne la storia precisa, i dettagli.
Come viene valutata questa testimonianza di Polo dagli storici citati nel nostro materiale? È considerata, diciamo, affidabile?
Il resoconto non dà un giudizio definitivo sull'affidabilità storica di Polo su questo punto specifico, ma lo presenta come un tassello importante e problematico, immagino. Da un lato Polo era un osservatore acuto, non c'è dubbio. Anche se il milione mescola osservazioni diretta e racconti sentiti, leggende locali.
Sì, è un mix.
Dall'altro quella descrizione dei corpi intatti, beh, potrebbe essere un iperbole, un elemento leggendario che si è inserito nel racconto,
oppure una cattiva interpretazione di quello che ha visto o gli hanno detto.
Anche quello che è certo è che la sua testimonianza colloca una tradizione sulla sepultura dei magi saldamente in Persia. E questo, vedi, è più in linea con le fonti orientali che con la milanese.
Interessante. E Pollo riporta anche quella storia sul significato dei doni, vero?
Sì. Sentita al castello degli esolatori del fuoco, galassata. Loro per verificare se era un re terreno, l'incenso se era Dio, la mirra, beh, lì le versioni divergono un po' se era per l'uomo mortale o per l'immortale il medico. Insomma, un altro strato di leggenda che si aggiunge. Quindi abbiamo Milano Colonia, l'Oriente Nestoniano, la Persia di Marco Polo, un bel groviglio decisamente, ma non è finita. C'è un'altra ipotesi ancora che emerge da cronache medievali e da una ricerca più recente, citata nel nostro testo di una studiosa Madeline Felix.
Ah, sì. L'ipotesi dello scambio.
Esatto. Un'ipotesi che forse prova a gettare un ponte tra queste versioni così diverse. Si parla di un possibile scambio di corpi.
Proprio così. L'ipotesi di Felix si basa su cronisti medievali come Guglielmo di Newburg, Robert di Torigni e suggerisce che durante il terribile saccheggio di Milano da parte di Federico Barbarossa nel 1162.
Esatto. Reinaldo di Dassel, l'arcicancelliare dell'imperatore, quello che materialmente prese le reliquie da Santoestgio. Beh, potrebbe aver prelevato dei corpi, sì, ma non quelli dei magi.
E chi sarebbero stati allora?
Potrebbero essere state le spoglie di tre martiri locali, magari scoperti nella necropoli paleocristiana che si trovava vicino alla basilica di Santorgio.
Tre martiri. E c'è qualche dettaglio in più. Sì, il testo menziona un dettaglio che sarebbe stato cruciale. Questi corpi sarebbero stati trovati legati insieme da un cerchio d'oro.
Ah,
un cerchio d'oro. E forse erano anche ben conservati, magari grazie a degli unguenti particolari usati nell'antichità. Immagina la scena. Nel caos del saccheggio trovano tre corpi legati da un cerchio d'oro, magari in buono stato. L'associazione con i remagi sarebbe stata quasi automatica, no? Soprattutto per qualcuno come Reinaldo di Dassel che cercava un trofeo simbolico potente da portare all'imperatore. a Colonia.
Esattamente. L'equivoco sarebbe stato facilissimo in un momento così concitato e drammatico.
Interessante questa ipotesi, ma la fonte suggerisce perché proprio tre martiri c'era una qualche simbologia particolare legata al numero tre che avrebbe facilitato l'associazione o fuincidenza trovati lì nel tumulto dell'assedio.
Il materiale che abbiamo analizzato non specifica se la scelta del numero tre fosse, come dire, intenzionale da parte di chi li ha scoperti o se fu semplicemente un una coincidenza fortuita, però sottolinea come la scoperta di tre corpi insieme, certo,
magari in uno stato di conservazione notevole e con quel segno distintivo come il cerchio d'oro, beh, avrebbe reso l'identificazione con i remagi quasi irresistibile in quel contesto e questo aprirebbe una possibilità affascinante, come dicevi tu, cioè che la devozione milanese fortissima, sincera, si sia però ancorata a un, chiamiamolo equivoco storico.
Sì, il che sia chiaro, non non sminuisce affatto la forza di quella devozione, anzi
no, certo.
La rende forse un fenomeno culturalmente ancora più complesso e interessante da analizzare. La fede che si aggrappa a un simbolo, anche se l'origine di quel simbolo è incerta o magari sbagliata. Questo ci porta dritti a considerare l'evento scatenante di buona parte di questa storia, almeno per Milano, il furto, il trafugamento delle reliquie vere, presunte, scambiate, chissà nel X secolo. ad opera degli uomini del Barbarossa e in particolare del suo cancelliere Reinaldo di Dassel.
Il nostro materiale lo descrive come un'umiliazione cocente per la città, una ferita profonda nell'orgoglio milanese.
Assolutamente. Fu un atto di spogliazione con un valore simbolico fortissimo. Togliere a Milano i suoi magi era un modo per umiliarla, per fiaccarne lo spirito dopo la distruzione.
Ma qui succede qualcosa di inaspettato, quasi paradossale, che il testo evidenzia bene.
Sì, è affascinante la perdita delle reliquie non porta all'oblio del culto, non lo spegne, anzi, sembra quasi dargli nuova linfa, nuova energia.
Esatto. È uno di quei casi in cui il trauma collettivo, la perdita fisica di un simbolo potente, invece di cancellarlo dalla memoria, ne rafforza il significato, l'importanza identitaria, come se la mancanza fisica rendesse la presenza spirituale ancora più necessaria.
Proprio così. E la fonte sottolinea come i domenicani che all'epoca reggevano la basilica di Santa Storgio furono abilissimi nel, come dire, nel canalizzare questa emozione popolare, questa ferita, per mantenere viva e anzi rinvigorire la venerazione per i magi, nonostante l'assenza delle reliquie, nonostante, o forse proprio grazie all'assenza.
E c'è un dettaglio molto concreto, molto toccante, menzionato nel resoconto, che illustra perfettamente questa resilienza della fede popolare. Dopo il furto nel grande sarcofago di Sant'Eustorgio che era ormai vuoto.
Sì. Cosa fecero?
Fu aperta una finestrella nella parte anteriore, una finestrella nel sarcofago vuoto.
E a cosa serviva?
È proprio questo il punto potente. È incredibile pensare a questa fede, come dici tu, in absenzia. I pellegrini sapevano benissimo che le reliquie erano state portate via a Colonia.
Ah, capisco.
E quella finestrella diventò il nuovo punto focale. Il testo descrive come la gente vi depositasse doni, preghiere, bigliettini, come se i magi fossero ancora lì in qualche modo.
Roba da non credere. Dimostra come La devozione popolare quando è veramente radicata trovi sempre una strada, no? Anche aggirando l'assenza fisica dell'oggetto di culto. Proprio così. Non serve il corpo, a volte basta il luogo, la memoria, la tradizione per mantenere vivo il legame con i propri magi. È una testimonianza potente della forza della fede collettiva, senza dubbio. E se la devozione persisteva così forte anche senza le reliquie fisiche, è naturale che poi trovasse altre forme di espressione, magari più collettive, più spettacolari. Infatti, e qui entra in gioco un evento che è un altro momento chiave descritto nel nostro materiale in modo molto vivido, l'Epifania del 1336.
Ah, la grande processione, un momento fondamentale. Sì, orchestrato, ancora una volta dai domenicani di Santeustorgio sotto la signoria di Azone Visconti che voleva anche lui, diciamo, dare lustro alla città.
Certo. E cosa fecero?
Diedero vita una grandiosa processione scenografica, una vera messa in scena del viaggio dei I per le vie di Milano.
Immaginiamo l'impatto sulla popolazione dell'epoca. Tre figure, probabilmente membri di confraternite o cittadini importanti, vestiti con costumi sfarzosissimi a rappresentare i magi che partivano da dove?
Il resoconto, dice, dalla Basilica di Santa Maria delle Grazie. Attraversavano la città seguiti da una folla enorme, sicuramente commossa, emozionata, guidati da una stella cometa, probabilmente portata su un'asta.
Una vera sacra rappresentazione. una sorta di teatro religioso per le strade.
Esatto. E la fonte dà indicazioni precise su come questo evento abbia poi plasmato l'immagine stessa dei magi nella cultura milanese, andando oltre l'aspetto puramente religioso.
Sì, il testo sottolinea proprio questo. Non era solo un atto di fede, era un grande evento civico, culturale, quasi politico nel senso di affermazione dell'identità cittadina e faceva delle tappe significative, vero?
Sì, c'erano delle stazioni alle Donne di San Lorenzo, per esempio, veniva allestita la reggia di Erode per un incontro scenico tra i magi e il re.
Immagino la tensione drammatica.
Poi il corteo proseguiva fino a Santustorgio e la Basilica per l'occasione veniva trasformata nella grotta di Betlemme con la mangiatoia, la Sacra Famiglia per l'adorazione finale.
Un allestimento completo e si aggiungeva anche un dettaglio teatrale, quasi una finezza registica. Dopo l'adorazione i Magi si addormentavano lì Nella grotta si addormentavano.
Sì. E un angelo o magari un chierico o un attore appariva loro in sogno e li avvertiva di non tornare da Erode, ma di prendere un'altra strada.
Ah, la storia del Vangelo messa in scena.
Esatto. E di proseguire per Porta Romana, che, guarda caso, era la porta da cui tradizionalmente si pensava fossero entrati i Magi a Milano secoli prima. Vedi come tutto si lega?
Certo, questo spettacolo rinsaldava potentemente il legame della città con i suoi magi, univa la devozione religiosa, l'orgoglio civico ferito dal furto e anche l'intrattenimento popolare.
Immagino la commozione generale, l'entusiasmo. Il resoconto parla di un successo popolare enorme, vero?
Enorme. Tanto che divenne una tradizione annuale che durò per secoli e si arricchì sempre di più, diventando sempre più sfarzosa.
Sì, si parla di animali esotici, scimmie, cammelli, centinaia di comparse in costume. Un vero spettacolo che non solo ricordava i magi, ma li celebrava come matrimonio specificamente milanese. Un modo per dire le relique ce le hanno prese, ma i magi sono ancora nostri.
Un altro aspetto curioso che emerge dal materiale che abbiamo analizzato riguarda i nomi dei Magi. Oggi noi diamo per scontati Gaspare, Melchior e Baldassar.
Sì, sono quelli che conosciamo tutti, ma quando si affermano questi nomi a Milano? Il testo indica intorno al X secolo, più o meno l'epoca del furto, citando una cronaca anonima. Ma prima, eh questa è un'altra particolarità milanese interessante. Sembra che prima del X secolo a Milano i Magi fossero conosciuti con nomi completamente diversi.
Davvero? E quali sarebbero?
Dionigi, Rustico ed Eleuterio.
Dionigi, Russico ed Eleuterio. Mah, ma non c'entrano nulla. Chi erano?
Santi locali.
Il resoconto non spiega il perché di questi nomi specifici. Le ragioni, dice, rimangono oscure. Forse erano nomi legati a qualche tradizione locale precedente, forse santi venerati in città, non lo sappiamo.
Però è significativo. moltissimo. Ci ricorda come le tradizioni nel Medioevo non fossero affatto monolitiche e standardizzate come le pensiamo oggi, prima che si affermasse una certa vulgata, diciamo, ogni regione, a volte ogni città importante, poteva avere le sue versioni locali dei personaggi sacri con nomi, attributi, storie leggermente diverse.
Esatto. La tradizione era molto più fluida e variegata di quanto immaginiamo.
E questa forte identificazione con i magi, una volta affermati sinomi canonici, si Esta poi anche in un'usanza molto concreta, molto personale citata nel testo.
Quale?
Quella diffusa a Milano per secoli, gli dare ai bambini proprio i loro nomi, Gaspare, Melchiorre, Baldassarre.
Ah, sì, è vero. Dal X secolo circa fino, dice il testo, addirittura i primi decenni del XXo secolo. Era una pratica comune e il materiale fornisce un esempio perfetto, quasi commovente, per capire quanto fosse radicata questa usanza, la famiglia di un personaggio milanese illustre.
Chi? Il poeta Carlo Porta.
Ah, il grande Porta, certo. Nato nel 1775. Bene, uno dei suoi nomi di battesimo era Melchiorre. Si chiamava Carlo Antonio Melchiorre Filippo Porta.
Melchiorre. Interessante. Ma non è una prova schiacciante. Poteva essere un nome di famiglia.
Aspetta, non è finita, c'è dell'altro.
Ah, ok.
Il fratello maggiore di Carlo Porta, nato 5 anni prima, nel 1770, Come fu chiamato?
Non dirmi.
Gaspare.
Gaspare.
E il fratello minore nato un anno dopo Carlo nel 1776.
Fammi indovinare. Baldassarre.
Esatto, Baldassarre. Quindi nei tre fratelli Porta, nati tra il 1770 e il 1776 si completa l'intera triade dei nomi dei Magi.
Ma è incredibile questo dettaglio familiare tratto dalla fonte è davvero illuminante. Non è solo una curiosità genealogica, è molto di più. Proprio così è la prova tangibile di come ancora alla fine del 700, in piena epoca illuminista questa storia dei Magi non fosse solo un racconto antico, una leggenda o una festa cittadina una volta all'anno.
No, era qualcosa che era penetrato nel tessuto familiare più intimo. Era diventato un marcatore diidentità così forte da essere trasmesso di generazione in generazione attraverso le scelte più personali, come i nomi da dare ai propri figli.
Incredibile davvero come un'usanza onomastica possa rivelare così tanto sulla mentalità, sulla cultura profonda di un'epoca e di una città.
Sì, è un esempio perfetto.
Allora, proviamo a tirare un po' le fila di questa nostra esplorazione basata sulle fonti che abbiamo analizzato. Emergono davvero tantissimi spunti e anche tante domande aperte, direi.
Sicuramente abbiamo visto le diverse ipotesi sulla sepultura dei magi, a volte totalmente inconciliabili, l'Oriente dei Nestoriani, la Persia di Marco Polo e poi la tradizione occidentale Milano Colonia con la che a Milano non ci siano mai stati i veri magi, ma dei martiri scambiati, un vero puzzle storico leggendario. Poi abbiamo visto l'impatto enorme, storico, ma anche psicologico del furto delle reliquie nel X secolo e la sorprendente capacità del culto non solo di sopravvivere a quel trauma, a quella perdita fisica, ma addirittura di rafforzarsi, di trovare nuova vita attraverso la devozione popolare continua a Santeestorgio, anche davanti a un sarcofago vuoto e attraverso la magnifica popolare della processione dell'Epifania che diventa un grande evento identitario per tutta la città.
Che infine abbiamo toccato anche le particolarità locali come i nomi diversi usati all'inizio e poi l'usanza diffusa di dare i nomi canonici ai bambini come nel caso emblematico dei fratelli Porta.
Quindi, mettendo tutto insieme, cosa ci dice questa storia? In sintesi, qual è il succo?
Beh, secondo me ci dice che il legame tra Milano e i Remagi è qualcosa che trascende completamente la questione della verità storica. sulle reliquie che ci fossero o no, che fossero quelle giuste o meno, quasi non importa più a un certo punto è un rapporto che si è costruito nei secoli.
Esatto. Fatto di fede, certo, ma anche di narrazioni tramandate, di leggende abbellite, di traumi collettivi superati e rielaborati come il furto e di una fortissima identità cittadina che si è nutrita, si è specchiata in questa storia.
Un legame che ha dimostrato una capacità straordinaria di adattarsi, di trasformarsi di resistere nel tempo, quasi indipendentemente dalla presenza fisica delle ossa, dell'oggetto originale.
Sì, potremmo dire forse come riflessione finale che la vicenda dei Magi a Milano è un caso esemplare, un caso studio perfetto.
In che senso?
Ci mostra proprio come nascono, come si evolvono le grandi narrazioni culturali e religiose, come si adattano agli eventi storici, anche a quelli più traumatici, come una spoliazione, un furto e come riescono a radicarsi così profondamente nell'immaginare di una comunità, da diventarne parte integrante, quasi un tratto del DNA della città.
Proprio così è la storia affascinante di come una città ha di fatto adottato i magi, rendendoli indissolubilmente suoi milanesi. Al di là di ogni prova documentale o archeologica, hanno vinto la fede e la tradizione locale. Affascinante, ma forse irrisolvibile sulla verità storica delle reliquie che probabilmente non avrà mai una risposta definitiva. Mettiamoci l'anima in pace.
Esatto. Quale aspetto di questa relazione così lunga, così complessa, a tratti così passionale, tra Milano e i suoi magi, ci colpisce di più oggi. Cosa ci insegna questa storia? Sulla straordinaria capacità che hanno le comunità umane e le città in particolare di costruire, di mantenere e anche di reinventare continuamente la propria memoria culturale religiosa attraverso i secoli.
Una bella domanda su cui riflettere. La forza delle storie alla fine.